Campofiorito e la vallata del Torrente Batticano

Il percorso di circa 15 Km si svolge in gran parte fra il Comune di Campofiorito e quello di Corleone, presenta un buon dislivello e richiede quindi un certo impegno fisico. Il tracciato possiede motivi di interesse paesaggistico per le ampie visuali panoramiche in direzione Est rivolte verso Montagna Grande, il fronte Sud della Rocca Busambra e l’abitato di Corleone. Nell’ampia vallata del torrente Batticano si distinguono antichi mulini ad acqua ed il viadotto dell’ex tracciato ferroviario, in prossimità del paese di Campofiorito. Nelle immediate vicinanze sono presenti, oltre al sito archeologico dell’antico castello, l’area denominata Conte Ranieri, individuata come sede dell’abitato romano di Thuryrium.

 

Il percorso ad anello ha come luogo di partenza ed arrivo il centro del Comune di Campofiorito, piccolo comune di circa 1.300 abitanti, posto all’altezza di oltre 650 metri. L’itinerario, con una pendenza media vicina al 6%, si svolge in parte su strade a basso traffico asfaltate, talvolta dissestate, e in parte su un tratto di ferrovia dismessa con fondo sterrato.

L’itinerario attraversa estese zone coltivate, con prevalenza di frumento e foraggi che assumono colori differenti a seconda delle stagioni; sono quasi assenti servizi ed esercizi pubblici e vi ricadono poche abitazioni, tra le quali le masserie Case Grandi Giammaria, all’estremità Nord-Ovest e la Masseria Cammarata, in contrada Conte Ranieri, in vicinanza del paese ed alla base Monte Castellaccio.

Da Campofiorito si scende prima in un tratto di trazzera ad Est del Fosso Castellaccio, con pendenza importante fino al raggiungimento della quota dell’ex tracciato ferroviario in prossimità del torrente Batticano e dell’omonimo viadotto. Da qui si percorre per oltre 4 km verso Nord, il tracciato pianeggiante della vecchia ferrovia circostante che scorre a circa 500 metri di altezza lungo il fianco orientale della valle abbracciandone la visuale. Superata la contrada Ridocco, con l’omonima fermata ferroviaria, si giunge in contrada Madonna delle Vigne, in prossimità dell’ex fermata di Censiti, e ci si immette nella Strada Provinciale 59 a basso traffico in leggera discesa per circa 3 km fino al Bivio Batticano, dal quale si procede verso sinistra lungo la SP 110 che risale con pendio costante fino a Campofiorito, a quota di 650 metri slm.

Mezzojuso e Campofelice di Fitalia

Il percorsosi sviluppa all’interno dei territori dei comuni di Mezzojuso e Campofelice di Fitalia e risulta particolarmente impegnativo, nonostante la brevità, per l’elevato dislivello che lo caratterizza (quasi 600 metri con pendenza media superiore al 6%) ), per dei tratti di salita impegnativa (oltre il 10%) e per la presenza di viabilità con tratti dissestati, o comunque con fondo sconnesso, nonostante sia a traffico basso o nullo ed in gran parte asfaltata. Il percorso attraversa vallate che alternano pascoli e boschi sotto il gruppo montuoso della Rocca Busambra e poi estese zone coltivate a grano, foraggi (con diversi colori stagionali) e qualche oliveto, con poche abitazioni e servizi ed esercizi pubblici assenti.

 

L’itinerario risulta di pregio paesaggistico per le visuali sull’ampia vallata del Torrente Azzirolo, affluente del Fiume San Leonardo, sul versante delle Serre di Ciminna e, verso Sud, per la vista della mole della Rocca Busambra e dei bordi orientali del Bosco della Ficuzza. Di pregio storico culturale sono il centro abitato di Mezzojuso, dall’arabo “Manzil Yūsuf” (il Casale di Giuseppe) rifondato poi nel XVI sec. dopo l’arrivo di profughi albanesi in fuga per l’avanzata turca, di cui rimangono notevoli testimonianze etnografiche come il bilinguismo o la doppia presenza dei riti religiosi cattolici e greco-ortodossi.

Sono importanti inoltre i resti medievali dell’abitato di Hasu o Chasu (torre d’avvistamento ed i resti di insediamenti del VII e VI sec. a.C., raggiungibile da Portella Guddemi tramite la Regia Trazzera 259), il paese di Campofelice di Fitalia, di fondazione ottocentesca a partire dal medievale Casale di Fitalia e la masseria Carcilupo del XVIII-XIX sec., posti lungo il percorso.

Il percorso inizia a Mezzojuso lungo il tratto iniziale della SP 55, per poi deviare verso Sud-Est all’innesto della Regia Trazzera 262 da percorrere fino alla Portella Guddemi (dalla quale si possono raggiungere i resti dell’abitato di Chasu) che conclude il tratto in salita di quasi 6 km. Inizia quindi una lunga discesa di quasi 10 km che attraversa il centro di Campofelice di Fitalia, e lambisce le Masserie Fitalia e Carcilupo, arrivando quasi al fondovalle con un dislivello di 500 metri. Raggiunta quota 314 metri s.l.m. in corrispondenza del bivio sulla Regia Trazzera 67, in località case Maragliano, il tracciato inizia a risalire attraversando campi e pascoli per ritornare verso Mezzojuso.

Ciminna, Ventimiglia di Sicilia e Baucina

Il percorso, che ha uno svolgimento ad “8” con punto di partenza ed arrivo dal centro di Ciminna a circa 650 metri s.l.m., riconnette a quest’ultima i due centri collinari limitrofi di Ventimiglia e Baucina. Percorso breve, ma gratificante, presenta un dislivello di quasi 600 metri con una pendenza media vicina al 6%; richiede quindi un certo impegno fisico e si svolge in prevalenza su strade a basso o senza traffico per lo più asfaltate, tranne il solo tratto lungo la Regia Trazzera 530 con fondo sterrato.

Il percorso possiede motivi di interesse paesaggistico per i molti tratti con vedute panoramiche sia sulle vallate dei fiumi che circondano i tre comuni, sia sulle aree con coltivazioni ad uliveto che sui gruppi montuosi delle Serre di Capezzana e di Ciminna e di Pizzo di Trigna, con i suggestivi contrafforti montani caratterizzati da affioramenti di strati rocciosi quasi verticali. Sotto il profilo storico-culturale l’itinerario collega il paese di Ciminna, di fondazione di epoca normanna su preesistenze più antiche, con i due abitati di Baucina e Ventimiglia che, con la loro maglia regolare, costituiscono esempi di interventi di fondazione urbana di carattere feudale avvenuti fra il XVI ed il XVII sec.

Da Ciminna il percorso segue in discesa il Corso Umberto I fino all’incrocio con la SP33 che, piegando verso Ovest, conduce in saliscendi fino al Trivio Balatelle, laddove si dirige in salita verso Est fino all’abitato di Ventimiglia (540 metri s.l.m.). Proseguendo la salita verso Nord-Ovest fino alla Portella di Ventimiglia (672 metri s.l.m.), alle falde del Pizzo di Trigna, il percorso inizia a ridiscendere in mezzo ad un bosco lungo la Regia Trazzera 530 fino al paese di Baucina e da qui, lungo la SP6, riscende verso Sud fino al Trivio Balatelle; qui, ripresa la SP33 fino all’incrocio con una strada secondaria, il percorso rientra a Ciminna.

L’area costiera Est: Bagheria, Casteldaccia, Santa Flavia e Ficarazzi

Il percorso è relativamente breve (27 km), e, rispetto agli altri percorsi, meno impegnativo, pur avendo un dislivello di quasi 500 m e la presenza di alcuni tratti su strade dissestate. Esso si snoda, attraverso i centri urbani di Bagheria, Casteldaccia, Santa Flavia e Ficarazzi, e le relative località marinare di Solanto, Porticello, San’Elia ed Aspra. Gran parte del percorso, che percorre strade secondarie nella zona collinare piena di frutteti ed orti, ha andamento pianeggiante, ma sono tuttavia presenti alcune salite impegnative, sia nella zona interna che lungo la costa. L’itinerario utilizza anche strade con traffico non trascurabile, specie nel periodo estivo quando l’area costiera è molto frequentata e richiede quindi una elevata attenzione al traffico veicolare motorizzato.

L’interesse paesaggistico e culturale si basa su molti elementi di interesse: i contesti costieri e montani (rapporto fra mare e Monte Catalfano), le coltivazioni di agrumi nelle aree rurali, i resti archeologici della città di Solunto alle pendici del Monte Catalfano, le ville patrizie del XVIII sec. fra Bagheria e Santa Flavia ed i centri urbani sviluppatisi a partire da quel periodo.

Partendo dalla piazza della Chiesa madre di Bagheria, l’itinerario risale verso Villa Butera e la relativa torre Ovest e, tramite strade urbane, procede fino all’autostrada, scavalcata in sovra-passo. Indirizzandosi verso Sud lungo la SP16, in zona rurale con campi ed abitazioni, l’itinerario giunge a quota 116 metri circa s.l.m., con andamento altimetrico altalenante per circa 1,5 km. Innestatosi sulla strada vicinale Bellacera si dirige al punto più alto dell’abitato di Casteldaccia (153 metri s.l.m.) da dove il percorso ridiscende per circa 3 km lungo viabilità urbana fino alla costa, dove prosegue verso Ovest, lungo la SS113 fino alla stazione ferroviaria di Santa Flavia e tramite strade urbane arriva a Porticello ed al suo porto peschereccio. Procedendo verso Nord il percorso raggiunge la località di Sant’Elia e da qui il lungomare settentrionale (SP 23) fra Monte Catalfano, Capo Zafferano e Capo Mongerbino, fino alla località marinara di Aspra. Seguendo il lungomare (SP 74), l’itinerario risale verso monte lungo la via Leonardo da Vinci di Ficarazzi fino alla SS113 che costituisce, verso Est, il corso principale dell’abitato. Attraversato il Fiume Eleuterio, la SS 113 riconduce tra zone agricole, miste ad insediamenti industriali e residenziali, verso l’area ferroviaria di Bagheria e da qui di nuovo al punto di partenza su Corso Butera.

Bolognetta, Baucina e Ventimiglia di Sicilia

Il percorso inizia e termina da Bolognetta (350 metri s.l.m.), passando per gli abitati di Baucina e Ventimiglia di Sicilia e lambendo da Sud la Riserva naturale di Pizzo di Cane e Pizzo della Trigna. Il tracciato, adatto a bici da strada (nonostante tratti con dissesti e buche), richiede un buon impegno fisico per la lunghezza ed il sensibile dislivello (oltre oltre 1.100 metri con una pendenza media vicina al 5%) e si svolge in prevalenza su strade asfaltate a basso traffico, con tratti di medio livello di traffico.

 

Il percorso attraversa zone coltivate con diffusa presenza di insediamenti abitati e risulta di interesse paesaggistico per il passaggio in prossimità del gruppo montuoso di Pizzo di Cane e Pizzo di Trigna e per le valli dei Fiumi Eleuterio e Milicia (ad Ovest) e degli affluenti del Fiume San Leonardo (ad Est). Dal punto di vista storico-culturale si distingue per la presenza dei Bagni termali di Cefalà Diana di origine Araba e l’attraversamento dei tre abitati di Bolognetta, Baucina e Ventimiglia che, con la loro maglia regolare, costituiscono esempi di interventi di fondazione urbana di carattere feudale avvenuti fra il XVI ed il XVII sec.

Partendo da Bolognetta (350 metri s.l.m.), il percorso volge verso Sud lungo la SP77 in leggera salita fino a circa 480 metri s.l.m. per poi ridiscendere fino al Vallone Cefalà dove sono presenti gli edifici dei Bagni termali di Cefalà Diana. Risalito nuovamente di quota fino all’innesto con la SP 6bis, il percorso inizia a ridiscendere fino al Vallone Buffa, passando sotto il cavalcavia della SS 121 Palermo-Agrigento, e proseguendo lungo la SP 6 in salita fino a Baucina.

Da Baucina, lungo la SP6, il percorso scende verso Sud fino al Trivio Balatelle, piegando poi in salita verso Est fino all’abitato di Ventimiglia (540 metri s.l.m.). Proseguendo la salita verso Nord-Ovest fino alla Portella di Ventimiglia (672 metri s.l.m.), il percorso inizia a ridiscendere lungo i fianchi meridionali del Pizzo della Trigna e del Pizzo di Cane fino ad incrociare dapprima la SP16 vicino la Masseria Suvarita (sughereto) e proseguendo, lungo la SP16, fino al ponte sul Fiume Milicia (124 metri ca. s.l.m.), da cui è possibile una deviazione verso le cascate di Bolognetta. Iniziata la risalita fino alla SP134 (277 metri s.l.m.), la strada si dirige verso Sud-Est, in direzione delle cime di Monte Dagariato, Cozzo Coda di Volpe e Scozzari, seguendo un percorso di cresta tra i Fiumi Milicia ed Eleuterio per ritornare, in leggero saliscendi, fino all’abitato di Bolognetta.

Roccamena e i Fiumi Belìce Destro e Sinistro

Il percorso, che inizia e finisce a Roccamena (500 metri s.l.m.) nell’alta valle del Belìce, al confine provinciale di Trapani si svolge per lo più nel territorio di Monreale, toccando pure quelli di Camporeale ed Alcamo. Richiede un certo impegno fisico per la lunghezza e per la presenza di tratti stradali dissestati. Il tracciato, in prevalenza su strade a basso o senza traffico, per lo più asfaltate ma anche strade bianche poderali, presenta in generale dislivelli moderati, pur con alcune salite impegnative, e fondo spesso sconnesso e dissestato ed è adatto a biciclette di tipo MTB ma, nonostante alcuni tratti sterrati, si può percorrere con attenzione anche con bici da strada.

L’itinerario, che attraversa ampie zone coltivate, scarsamente abitate e prive di servizi ed esercizi pubblici, è di alto pregio paesaggistico per i passaggi su verdi vallate (in primavera) contornate da rilievi più alti, per il doppio attraversamento del Belìce Destro e per la vista del Lago Garcia, formato dal Belìce Sinistro. La visuale in partenza ed in arrivo a Roccamena si affaccia, verso Ovest, sulla Rocca di Maranfusa ed i resti del suo castello medievale.

Discendendo da Roccamena lungo la SP27 fino al ponte Sparacia (asparagi) sul Belìce Destro, il percorso risale poi la cresta del Cozzo Maledetto fino alle Case Sparacia e da qui scende in vallata fino alla SS624 Palermo-Sciacca (superata in sottopasso) per giungere al bivio di Ponte Pernice. Qui ci si distacca dalla strada asfaltata percorrendo una strada rurale che aggira da Nord la collina dell’abitato di Camporeale, raccordandosi alla strada ex Consortile 35 e da qui alla SP111 diretta verso Ovest. Inizia quindi una lenta salita fino all’incrocio con la SP30 e poi, verso Sud-Ovest, fino alla SP 18, in prossimità delle Cantine Rapitalà. Si prosegue in discesa lungo Regia Trazzera 119 che segue il lato Nord di Monte Pietroso fino al torrente Sirignano, per risalire fino alla Croce di Fratacchia. Il percorso si dirige quindi verso Sud lungo la SP47, con un costante saliscendi fino al Bivio Giammartino sulla SP20, dove una discesa dapprima verso Sud ed al primo incrocio verso Est lungo la SP9 ex Regia Trazzera 343 conduce fino al ponte sul Belìce Destro, vicino Poggioreale. Da qui, percorrendo la strada ex Consortile 53, della SP45b, della ex c.le 27 e della SP107, affacciate sulla valle che ospita il lago artificiale Garcia, si inizia una salita che riconduce a Roccamena passando per il Villaggio Capparini.

Roccamena e Santuario di Tagliavia

Il percorso inizia e finisce dal paese di Roccamena (500 ca. s.l.m.), nell’alta valle del Belìce (tra il Belice di destra e il Belice di sinistra), ma si svolge per gran parte nel comune di Monreale ed in parte in quello di Corleone. Utilizzando in prevalenza strade a traffico basso o quasi nullo, prevalentemente asfaltate, ma anche strade bianche poderali, il percorso ci concuce al Santuario di Tagliavia, posto all’altezza di quasi 300 metri s.l.m.

Interessante per il tracciato altimetrico in costanti saliscendi, il percorso richiede un buon impegno fisico per i dislivelli, la relativa lunghezza e la ricorrenza di tratti dissestati ed è adatto a biciclette di tipo MTB, anche se si può percorrere con bici da strada, nonostante la presenza di alcuni tratti sterrati con dissesti e buche. Si attraversano estese zone coltivate, con pochissime abitazioni e sono quasi assenti servizi ed esercizi pubblici; i coltivi sono a grano e foraggere, con colori diversi a seconda della stagione, ma vi sono anche estese zone viticole.

Il territorio attraversa panorami aperti tra le vallate degli affluenti del fiume Belìce in un ambiente collinare con sfondi sui gruppi montuosi della Rocca Busambra e dell’Alto Belice. Di interesse storico-culturale sono il centro di Roccamena, fondato nel 1796/97, il Santuario di Tagliavia del principio del XIX sec., l’ex tracciato ferroviario Palermo-Corleone del 1886 ed il Borgo Schirò, raggiungibile attraverso la SP4, realizzato negli anni ’30 del XX sec., in forme legate all’architettura razionalista che ricordano i quadri di De Chirico.

Il percorso inizia con un lungo tratto in discesa dal centro di Roccamena lungo la SP133 e SP27, fino al ponte Sparacia sul Belìce Destro, per poi proseguire verso Est in progressiva salita fino al Santuario di Tagliavia, lungo tratti delle strade provinciali SP91, SP4, SP42. Giunto all’innesto con la SS118 il percorso prosegue in leggera discesa lungo il percorso ciclabile ricavato dalla ex ferrovia Palermo-Corleone. In località ponte Drago si attraversa il fiume Frattina (Belìce sinistro) proseguendo poi verso Ovest lungo la Strada Consortile 18 che si collega alla SP4bis in vicinanza di Borgo Schirò. Raggiunta la SP27 il percorso prosegue nuovamente in salita fino a Roccamena.

Godrano, Ficuzza e Mezzojuso

Il percorso, circolare e di montagna, inizia e termina nel paese di Godrano, a circa 690 metri s.l.m., sviluppando gran parte del tracciato anche nel comune di Mezzojuso ed attraversando porzioni dei comuni di Corleone (l’enclave dell’abitato di Ficuzza), Monreale, Villafrati e Cefalà Diana.
Il percorso, dai dislivelli accentuati (oltre 1.000 metri con pendenza media vicina al 5%), con tratti di salita notevole (oltre il 17%, e il 21% in discesa) e fondo sconnesso, richiede un buon impegno fisico e l’utilizzo di una buona MTB per le condizioni difficili delle strade in quota dentro la Riserva di Ficuzza. La prima parte fino a Mezzojuso, con notevoli pendenze, si sviluppa su strade bianche e/o parzialmente asfaltate ed attraversa estese zone boscate, senza abitazioni e servizi, salvo che nell’abitato di Ficuzza dove sono presenti anche aree attrezzate per la sosta e picnic. Si procede poi su strade asfaltate con traffico anche di medio livello toccando i centri di Mezzojuso, Villafrati, lambendo Cefalà Diana, per risalire poi a Godrano.

Itinerario di prevalente rilievo paesaggistico per la presenza del Bosco della Ficuzza, il passaggio sotto la Rocca Busambra e verso le vallate degli affluenti del Fiume San Leonardo, dove pascoli e coltivazioni si alternano cromaticamente durante le stagioni. Di pregio storico-culturale, l’impianto urbanistico regolare di Godrano, borgo agricolo feudale del XVII sec., la ferrovia dismessa Palermo-Corleone, la casina di caccia di Ficuzza, realizzata nei primi del XIX sec. su progetto di G. V. Marvuglia per re Ferdinando III di Sicilia, Mezzojuso, dal toponimo arabo “Manzil Yūsuf” (il Casale di Giuseppe) ma rifondato nel XVI sec., dopo l’arrivo di profughi albanesi in fuga per l’avanzata turca e di cui rimangono notevoli testimonianze etnografiche come il bilinguismo o la doppia presenza dei riti religiosi cattolici e greco-ortodossi.

Il percorso inizia con una discesa da Godrano fino alla ex stazione ferroviaria dove, tramite la strada ferrata dismessa, con salite e discese senza grandi dislivelli, entra nella Riserva di Ficuzza per circa 8 km. Il percorso si inerpica poi verso il punto più alto dell’itinerario (circa 1.000 metri) e ridiscende con un lungo tratto di elevata pendenza fino a Mezzojuso (13 km). Da qui il percorso scende dolcemente fino a fondovalle su strade asfaltate dove rimane pianeggiante costeggiando la SS121, talvolta con traffico anche di medio livello, toccando poi i centri di Villafrati e Cefalà Diana e il castello medievale, per tornare infine a Godrano.

 

Vicari e la valle del San Leonardo

Il percorso si svolge nella parte orientale del Distretto turistico, a cavallo fra i territori di Vicari, Roccapalumba e Caccamo e richiede un buon impegno fisico legato ad alcuni tratti in forte dislivello. L’abitato di Vicari, a quasi m 622 s.l.m., costituisce il luogo di partenza ed arrivo di un percorso circolare di quasi 27 km di lunghezza con un dislivello di 456 metri ed una pendenza media superiore al 4%, con alcuni tratti di salita notevole (oltre il 12%) e con fondo sconnesso.

Il tracciato, che attraversa estese zone coltivate e a pascolo, con pochi servizi ed esercizi pubblici, salvo nei centri abitati, è adatto a biciclette di tipo MTB ma può essere percorso anche con bici da strada nonostante la presenza di alcuni tratti sterrati con dissesti e buche, e si svolge in prevalenza su strade a basso o senza traffico, in parte asfaltate (con alcuni dissesti), ma vi sono anche alcuni tratti su strade bianche.

La ricchezza storico-paesaggistica del territorio attraversato è testimoniata dall’abitato medievale di Vicari con il suo castello di origine bizantina e poi normanna, dall’abitato di Regalgioffoli (l’antico Rahal Jaffal di epoca araba) e dall’impianto a maglia ortogonale di Roccapalumba, tipico dei centri urbani fondati nella seconda metà del XVI secolo. Si possono ammirare grandiosi panorami sulla vallata del fiume San Leonardo e dei suoi affluenti, sovrastata dalla rocca di Vicari ed i Balzi della Chiusa del complesso delle Serre di Ciminna.

Partendo da Vicari, inizia una ripida discesa lungo la SP124 che raggiunge il fondo della vallata del torrente Macaluso, affluente del fiume San Leonardo. Scavalcato il torrente il percorso procede verso Est seguendo una strada ad esso parallela fino al Ponte Macaluso dove la strada inizia a risalire verso Nord-Est lungo il fianco di Monte Lista S. Giorgio lungo la Regia Trazzera 273 Vicari-Montemaggiore Belsito. Raggiunta la SS285, nel territorio di Caccamo, la salita verso Roccapalumba prosegue lungo questa strada in direzione Sud, attraversando il borgo di Regalgioffoli per raggiungere poi il centro di Roccapalumba (m 541 s.l.m). Il percorso in uscita da Roccapalumba, procede in progressiva e leggera salita lungo la SS121 fino al superamento di Borgo Manganaro (m 620 s.m.l.) in corrispondenza della superstrada Palermo-Agrigento per procedere successivamente, tramite la SP84, in direzione Nord verso l’abitato di Vicari.

Castronovo di Sicilia, Monte Carcaci e l’alta valle del Fiume Platani

Il percorso, di circa 44 Km, si svolge nell’alta valle del Fiume Platani sul lato meridionale della provincia di Palermo, all’interno del comune di Castronovo di Sicilia, ad eccezione del tratto vicino al borgo di Filaga, nel Comune di Prizzi. L’abitato di Castronovo, a quasi m 500 s.l.m., costituisce inizio e fine di un percorso circolare dagli elevati dislivelli (oltre 1.100 metri con pendenza media del 5% circa), con alcuni tratti di notevole salita (oltre il 10%) e con fondo sconnesso.

Il percorso, che risulta adatto a MTB, ma è percorribile anche con bici da strada nonostante dissesti e buche, si svolge per lo più su strade a basso o nullo traffico, in parte asfaltate (con alcuni dissesti), con tratti su strade bianche e un tratto su strada con traffico veloce (SS 188).

I luoghi attraversati sono ricchi di testimonianze storiche: fortificazioni bizantine del VII-VIII sec. d.C. (11 torri e mura spesse più di 3 metri) sul Monte Kassar, sopra l’abitato di Castronovo, la Masseria Melìa (antico monastero fondato da Papa San Gregorio Magno poi noto in epoca bizantina col titolo di S. Stefano), i resti della villa romana in Contrada S. Luca (vicino l’incrocio fra SP36 e SS188) ed il diruto borgo rurale di Riena, realizzato negli anni ’40 in stile razionalista. La valle del Fiume Platani, i boschi della riserva naturale di Monte Càrcaci ed il Lago Fanaco, raggiungibile tramite strade rurali, offrono interessanti scorci paesaggistici.

Il percorso attraversa un territorio con pascoli ed edifici agricoli ma privo di abitazioni e nel quale sono quasi assenti servizi ed esercizi pubblici, ad eccezione di Filaga e della riserva di Monte Carcaci in località Colobria, con area attrezzata per sosta e picnic.

Il percorso inizia con una breve discesa da Castronovo, seguita da una lunga salita lungo il lago e la contrada Melìa (SP48), e poi fino alla Portella dell’Olmo alla quota di circa 1000 m. Da qui ha inizio una discesa verso la SS188 e Filaga. Oltre il borgo, con la stazione dell’ex ferrovia Lercara Bassa-Bivio Magazzolo, ha inizio una ripida salita sul Monte Carcaci (adatta a MTB) fino al Centro visite della riserva naturale. Inizia quindi una discesa, interrotta da una breve risalita fino al borgo di Riena; da qui, un tratto in discesa giunge all’incrocio con la SS188 (da percorrere per circa 500 metri), risalendo poi per 2 km, prima della discesa finale verso Castronovo. Per ridurre la lunghezza di circa 13 km e il dislivello di 300 metri, è possibile, una volta giunti sulla SS188, girare verso destra (invece di dirigersi verso Filaga) e ritornare verso Castronovo.

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